L’indipendenza energetica è utopia?
Giovanni
| Argomenti: ecologia, ambiente, consumi, risorse | 1999
Leggo su un dossier pubblicato sul numero 111 di Ambiente Risorse Salute dal titolo: “L’indipendenza energetica potrà ridurre le emissioni di gas serra” che è stato predisposto un progetto per sostituire, negli Stati Uniti, fino al 98% del fabbisogno totale di combustibili fossili. Il piano progettato da Reuel Shinnar e Francesco Citro del Clean Fuel Institute (City College of New York) sarebbe attuabile nell’arco di 30 / 50 anni e si basa esclusivamente su tecnologie consolidate e già disponibili, premesse che permettono di ritenere che non sia un piano campato in aria.
Vediamo un po’ meglio su cosa si basa il piano, che, lo ricordiamo, è pensato solo per gli Stati Uniti:
- sostituzione del 72% dei consumi di combustibili fossili con energia elettrica da fonti alternative
- sostituzione del 26% dei consumi di combustibili fossili con idrocarburi provenienti da gas di sinstesi
- il restante 2% sarebbe ancora coperto dai “classici” combustibili fossili
Le tempistiche, per quanto lunghe, sembrano molto concrete:
- raggiungere entro 30 anni il 70% dell’obiettivo
- raggiungere entro 50 anni il 90% dell’obiettivo
In pratica sembra tutto relativamente semplice. I tempi sono lunghi ma la possibilità è concreta. Oltretutto con le attuali conoscenze, quindi nel caso la tecnologia riuscisse a migliorare il rendimento delle energie alternative (o a trovarne di nuove ed efficaci) il piano sarebbe ancora più facilmente attuabile.
Cosa manca in tutto questo? Perchè non provare a perseguirlo? Dove sono le difficoltà?
Pensate che la stessa cosa non sarebbe applicabile in altri paesi? Non sarebbe applicabile in Italia?
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